Napule è mille cul(T)ure.

Un’opera che prende spunto dalla società moderna globalizzata, dalle favelas delle più grandi metropoli mondiali (dove esseri umani vivono in simbiosi con l’immondizia_es: Korogocho) dove migliaia di persone traggono “nutrimento” dai rifiuti; dal Nobel a Al Gore (http://it.wikipedia.org/wiki/Al_Gore) per il suo impegno a denunciare e per gli sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti.
Ma la grande opera Napoletana non prende spunto solo dalla società, ma anche da un’analisi attenta e critica di correnti artistiche; come la pop art, ovvero la “deificazione” del prodotto industriale, dove l’allestimento va oltre, ovvero fino alla fine del suo ciclo di vita. Come se avenisse una una fusione tra la Pop Art e il ready made di Marcel Duchamps.
E' per questo, che quello che sta avvenendo in questi giorni, è così veramente importante per il mondo dell’arte e per tutta la società, perché si sta vivendo e consumando una globalizzazione di culture di società, di arte e conoscenze che sublimano in questa superbo allestimento. Non dobbiamo dimenticare che il tutto viene vissuto da migliaia di persone, così da creare la società dell’arte, perché sappiatelo questo è questo il destino dell’arte: divenire parte integrante della vita umana. Quella fusione tra arte società e design che si ipotizzava agli inizi degli anni 50’, negli ambienti della Milano da bere. Un lungo percorso storico che va dalla Pop art all’arte Povera, dal dadaismo alle opere di Spoerri passando alle più attuali di Rirkrit Tiravanija a Christo e Jeanne-Claude dove l’opera d’arte interagisce con il paesaggio ed il paesaggio interagisce con lo spettatore fino a far parte dell’opera artistica stessa come nell'opera di Napoli.
Tze! E poi dicono :” l’Italia è in declino”….bah! e voi che dite?
Sembra continuare a dare una risposta anche ad una domanda che si era posta Renè Magritte in “Le balcon de Manet” (foto qui a lato), dove l’artista cerca di dare una continuità temporale all’opera di Manet, perché se c’è una nascita delle cose, c’è e deve avere, anche la sua inesorabile morte, perchè se c’è una cosa che l’uomo non può dominare è il tempo, la vera moneta del mondo.
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